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Franco Noseda  •  Luigi Falcone  •  Filippo Rosaschino

Indice

 

Psoriasi & Solanina

una possibile correlazione alimentare

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Conclusioni
Bibliografia

CONSIDERAZIONI

 

Per verificare questa ipotesi riteniamo di dover seguire questo schema di lavoro:

  1. sospendere ogni contatto con la Solanina da parte dello psoriasico e verificare la evoluzione delle lesioni cutanee, in assenza di qualsiasi trattamento, dopo aver fissato, mediante descrizione e fotografie, la situazione obiettiva prima del provvedimento;
  2. documentare il contenuto di Solanina nel plasma e nelle urine e, quando possibile, nei tessuti, soprattutto epatico, prima dell’inizio del provvedimento di cui al punto A. e in tempi successivi.

Per ottemperare al punto A. occorrerà:

  1. evitare di introdurre Solanina per qualsiasi via. A questo proposito bisogna ricordare che la famiglia delle Solanacee appartenente all’ordine delle Tubilfore, comprende 85 generi, con circa 2000 specie, ad ampia distribuzione dalle zone tropicali alle temperate-fredde.
  2. Tra queste specie, oltre a quelle più familiari già indicate, anche Atropa Belladonna, dalla quale si ricava l’atropina, e con la quale si prepara la tintura di belladonna, il giusquiamo dal quale si ricava l’omonima tintura e così dicasi per la dulcamara, tutti vegetali noti da secoli da tutte le farmacopee e impiegati da tutti i popoli, mediante preparazioni ufficiali e ufficiose sia farmaceutiche che erboristiche.

    E non è ancora sufficiente, parti edibili di Solanacee comuni come pomodoro e, soprattutto, patata, sono occasionalmente (pomodoro) o sistematicamente (patata) utilizzate come mangimi per gli animali che sono impiegati nella alimentazione umana; nel caso delle vacche da latte anche il latte medesimo.

    Dalle patate si ottiene anche la fecola, sostanza amilacea avente natura, caratteristiche e composizione come l’amido dal quale si distingue per provenienza e per l’irregolarità dei granuli, largamente usata nel campo alimentare, per la produzione di glucosio e per la preparazione dell’alcool per alimenti.

    Poiché l’estrazione della fecola si esegue riducendo in poltiglia nell’acqua i tuberi e i fusti o i sottoprodotti delle patate (pelatura delle stesse) e poi setacciando il liquido che trasporta con sé i granuli d’amido, mentre il tessuto cellulare che li racchiude viene trattenuto, è evidente che la fecola può contenere buone quantità di Solanina che poi va a contaminare vari cibi; ad esempio si utilizza lo scarto della pelatura delle patate ottenuta a 14 Atm, a 200°C, per 30 secondi, per l’allevamento di bovini e, senza la buccia, per l’allevamento dei suini.

    Patate e conserve di pomodoro, melanzane e peperoni sono utilizzati molto frequentemente nella preparazione di piatti più o meno complessi, sempre più accetti nella consumazione di piatti veloci.

    Tutti i sottoprodotti di queste Solanacee sono recuperati per la produzione di mangimi, disidratati per la lunga conservazione, e somministrati anche ad altri animali in allevamento in batteria destinati alla alimentazione umana. La Solanina passa quindi nella catena alimentare dell’uomo specie quando, per l'alterazione dei tuberi si ritiene che le patate non siano da destinare alla alimentazione umana, ma alla produzione di mangimi.

  3. Chiarire se la Solanina/ide è presente in altre specie di vegetali.
  4. Evitare di introdurre Solanina per inalazione, cosa che fondamentalmente si ottiene tenendosi lontano dal fumo di tabacco attivo e passivo.
  5. Evitare il contatto con la Solanina di altre mucose come quella congiuntivale che viene pure aggredita dal fumo attivo e passivo di tabacco.
  6. Evitare il contatto della Solanina con la pelle, maneggiando le Solanacee.

Per ottemperare al punto B. si ricorrerà alla titolazione della Solanina nel plasma, nelle urine ed eventualmente su tessuti, di gruppi di persone volontarie:

1) colpite da psoriasi, che non siano in un qualsiasi trattamento specifico da almeno un mese, ad alimentazione abituale, la prima volta e, successivamente, ogni 40 giorni, per almeno sei mesi, in assenza di trattamento specifico e di introduzione di Solanina secondo quanto indicato nel punto A.

2) sane, corrispondenti a ciascun malato per caratteristiche somatiche e ambiente di vita, una prima volta ad alimentazione abituale e, successivamente, ogni 40 giorni, per almeno sei mesi, in osservanza delle norme conseguenti a quanto indicato nel punto A.

Qualora si osservassero livelli di Solanina uguali sia nei sani che nei malati, si dovrà procedere alla verifica della presenza della Solanina direttamente a livello della lesione mediante tecniche di immunocitochimica.

È nostro intendimento procedere in questo senso e darne successivamente conto.

Si dovrà verificare se l’intervento precoce sul malato, anche mediante l’eliminazione dalla dieta delle Solanacee o di cibi che le contengano, possa impedire l’eccesso proliferativo delle cellule con Psolanum 1 e ostacolare la cronicizzazione della malattia.

La ricerca dovrà anche chiarire se esistano fattori funzionalmente simili alla Solanide, ad esempio Vit. D o Vit. A alterate per cattiva conservazione di prodotti che le contengano, come carne, pesce in scatola o latticini. A proposito dei derivati del latte, va ricordato che, per l’insolubilità della Solanina in acqua, è possibile che questa, se eventualmente presente, si possa concentrare nei grassi, durante le lavorazioni dei prodotti caseari.

Sarà opportuno inoltre verificare l’esistenza o meno di anticorpi anti Solanina cross-reagenti con fattori Vit. D analoghi.

Sul fronte della nutrizione dovrà affrontarsi l’impatto di una dieta senza Solanacee e sul fronte dell’inquinamento ambientale si dovrà porre grande attenzione all’ennesimo probabile danno del fumo di tabacco sia attivo che passivo.