|
Losservazione che luso della penicillina
può portare a remissione delle lesioni può essere spiegato nella nostra ipotesi col
fatto che questa è in grado di ostacolare la Solanide nellorganismo attraverso una
sua salificazione secondo la seguente reazione:

dove R sta per il residuo 6-amino-penicillanico
e R1 sta per la restante parte della Solanide. In altre parole, la salificazione della
Solanide può portare a una sua più facile escrezione e ad una impossibilità di legame
con il recettore per la Vit. D3.
- Lacido fumarico (23) risulterebbe attivo nella
malattia per la sua capacità di legarsi allazoto della Solanide, formare una
struttura con risonanza di legame e dare luogo a una molecola funzionalmente simile agli
analoghi della Vit. D3.
- I sulfoni, in quanto sostanze acide elettrofile e ossidanti,
sarebbero in grado di inibire la Solanina/ide. Allo stesso modo potrebbero interagire
derivati metabolici dei sulfamidici assunti per os.
- I raggi UV, impiegati con successo nella cura della
psoriasi, potrebbero degradare la Solanide nelluomo tramite la stessa via che porta
alla formazione del colecalciferolo partendo dal 7-deidrocolesterolo e cioè interagendo a
livello cutaneo con rottura del secondo anello tra gli atomi di carbonio 9 e 10, con la
trasformazione del gruppo metilico in metenico, probabilmente passando attraverso una
preliminare modifica della Solanide ad opera di sistemi enzimatici cellulari.
Va qui ricordato che nei vegetali tale
trasformazione non sembra avvenire e pertanto le fonti della Vit. D3 nellanimale e
nelluomo sono di origine propria o derivate dallingestione di parti di animali
o loro prodotti (uova e latte).
È interessante segnalare che è stato
trovato, in una pianta dellAmerica del Sud, la Solanum Malacoxylon, un glicoside del
calcitriolo (Haussler e coll. 1977), pertanto alcune Solanacee debbono possedere un
sistema enzimatico che può dare luogo contemporaneamente a Vit. D3 e a prodotti analoghi
ma con funzione "anti Vit. D3" come sembra essere la Solanina/ide. |