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Franco Noseda  •  Luigi Falcone  •  Filippo Rosaschino

Indice

 

Psoriasi & Solanina

una possibile correlazione alimentare

Autori
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Osservazione originale
Altre osservazioni
Considerazioni
Conclusioni
Bibliografia

PAROLE CHIAVE:


Solanina

Psolanum 1

Solanide

Calcipotriolo
Psoriasi

Al momento si attribuisce al termine psora il significato di squama larga, ma originariamente psora (gr. Psoriasis) significava scabbia e questa (lat . scabies) è derivata dal verbo latino scabere che, tradotto, indica grattare. Probabilmente tutto ciò che provocava "grattamento" veniva indicato in tempi andati con psora senza distinzione dell’eziologia.

La psoriasi è una malattia cutanea che interessa circa il due per cento della popolazione nordamericana ed europea (13).

Essa ha importanti implicazioni individuali e sociali interferendo sull’attività lavorativa, sulle relazioni sociali, sull’umore e sull’equilibrio psichico dell’individuo colpito (6, 8).

Mentre, per quanto riguarda gli aspetti clinici, la psoriasi è ben conosciuta da studiosi, medici e pazienti, sotto il profilo eziologico e patogenetico vi sono ipotesi e teorie non sempre concordanti per il numero, la complessità e le interferenze dei vari possibili fattori che concorrono a determinarla.

Ciò giustifica i non brillanti e incostanti risultati finora ottenuti dai vari trattamenti terapeutici e dagli interventi preventivi.

Sembra di poter affermare che a determinare lo stato noto come psoriasi concorrano una componente genetica, ereditaria o derivante da mutazione dello zigote, e una componente acquisita dall’ambiente (25).

Per quanto riguarda la componente genetica, si tratterebbe di ereditarietà poligenica (o mutazione poligenica), con implicazione del braccio lungo del cromosoma umano 17 (11, 15, 18).

Per quanto riguarda la componente derivata dall’ambiente, questa comprenderebbe fattori psiconeurologici (10), cause immunologiche (6, 25) e alimentari (2) (17) (20), sostanze ad azione antigenica o biochimica, penetranti attraverso cute e mucose, con qualche riserva per i fattori psicologici e immunologici che possono contenere una componente genetica.

La lesione psoriasica si estrinseca con una aumentata proliferazione delle cellule epiteliali, con accelerato e anomalo processo di cheratinizzazione e sfaldamento dell’epitelio cheratinizzato sottoforma di squame di dimensioni variabili, con evidenziazione del letto epidermico-dermico iperemico, con capillari dilatati, infiltrato di cellule immunitarie per un concomitante processo infiammatorio.

La lesione psoriasica è difficilmente isolata, presentandosi pressoché sempre multipla e si manifesta, sotto il profilo clinico, in forme diverse di psoriasi tanto da giustificare le definizioni di Psoriasi:

Anulare

Buccale

Circinata

Diffusa

Discoide

Eritrodermica

Fattizia (fenomeno di Koebner)

Figurata

Follicolare

Geografica

Givata

Guttata

Invertita

Inveterata

Nummulare

Ostracea

Puntata

Rupioide

Squamocrostosa

Squamosa

Universale

Sotto il profilo eziologico una componente genetica può trovare espressione nell’alterazione del recettore (espresso da un gene) della Vit. 1,25 (OH) D3 presente a livello del citoplasma e/o in una alterazione del DNA responsivo al complesso Vit. D3 attivata-recettore, inibente la proliferazione cellulare e pertanto dare luogo a un sistema critico, benché funzionante, che può essere sopraffatto da cause esterne, portare alla iperproliferazione epiteliale, quindi alla successiva desquamazione, provocare poi una lesione cutanea che richiama a difesa le cellule immunocompetenti e scatenare la lesione infiammatoria sottostante.

Un’altra alterazione genica del DNA (nell’ambito del poligenismo) potrebbe portare alla aumentata attività di fattori di crescita delle cellule epiteliali epidermiche (25), oppure condurre all’attivazione dei linfociti T ed, eventualmente, di altre componenti immunitarie, sia cellulari che umorali (26) e dare il via alla lesione.

Queste diverse alterazioni possono avere espressività e penetranza quantitativamente differenti e, combinandosi in varia misura, possono spiegare le differenti manifestazioni della malattia, dalle più blande e sfumate alle più complesse e generali, complicazioni a parte (9).

La considerazione che la malattia colpisce individui in età adulta e infantile, il riscontro di livelli normali della Vit. D3 attivata (16) negli stessi, il fatto che il tempo intermitotico dei cheratinociti dello psoriasico in vitro sia uguale a quello dei cheratinociti normali (14) fa ipotizzare che il sistema vacilli per cause esterne: ad esempio a livello dell’interazione Vit. D3 attivata-recettore, per la formazione di un complesso non in grado di interagire con il DNA relativo.

L’osservazione, poi, che alcuni individui resistono all’azione del calcipotriolo, specie nei soggetti con lesioni psoriasiche "vecchie", accentra l’attenzione sul recettore quale portatore di un’anomalia che ne permette il funzionamento ma che può entrare in crisi in presenza di mutati fattori biochimici.

Nell’ambito della componente ambientale si è vista la partecipazione di alimenti, e proprio a proposito di questi è nostro intendimento intervenire.