il caso clinico
La storia di questo paziente, maschio, attualmente di circa 40 anni inizia nel 1983 con
dolori addominali di tipo colico e alterazioni dell'alvo inizialmente di tipo enteritico
con emissione di muco e poi via via francamente emorragico,con attacchi ripetentesi nel
tempo sempre più frequenti.
Nel 1984 il paziente si sottopone ad un clisma opaco a doppio contrasto che evidenzia
perdita delle austrature coliche e dimostra l'assenza di lesioni vegetanti o stenosanti di
cui il paziente temeva l'esistenza.
Il paziente tranquillizatosi tra pochi alti e sempre più bassi arriva all'estate del 1989
quando dopo un ennesimo grave attacco di colite con emorragia che porta l'hb a 8.5 e in
preda a violenti dolori addominali sia colici che gravativi si convince ad eseguire una
rettocolonscopia che evidenzia una colite ulcerosa emorragica di gravità medio-alta,
confermata all'esame bioptico. Le proposte terapeutiche a base di steroidi vengono
rifiutate cosi come la terapia con salazopirina poiché il paziente ne teme gli effetti
collaterali in particolare azospermia nel secondo caso. Perdurando però lo stato di
malattia, il paziente dopo qualche tempo si convince ad assumere l'acido 5ammino
salicilico con parziale miglioramento del quadro clinico e sintomatologico ma che comunque
si trascina nel tempo. Nel gennaio del 1991 il paziente ha una recrudescenza della malttia
che lo porta alla soglia del ricovero ospedaliero,fino ad allora rifiutato, Hb 7.5 VGM 65
con 20 evcuazioni giornaliere di muco e sangue e con elevata perdita di peso. A digiuno
quasi totale il paziente si accorge che l'ingestione dei soli liquidi non serve a frenare
il quadro ma anzi che tutto peggiora dopo l'assunzione di acqua con te e agrumi.
Iprovvisamente si rende conto che dopo aver tanto cercato una risposta all'interrogativo
che lo perseguitava da anni e cioè che cosa gli scatenava l'attacco (situazioni
stressanti sul piano personale, conflitti, alimenti vari) aveva forse la risposta a
portata di mano forse la colite ulcerosa era dovuta agli agrumi per una particolare
tossicità. Forte di tale sensazione prova ad eliminare qualsiasi traccia di agrumi e
nell'arco di circa 10 giorni la sua situazione clinica migliora in modo drammatico ma
pronta a riesplodere ad ogni incontro con agrumi o similari mirto o particolari frutti di
bosco ma anche con aceto. Sotto controllo medico il paziente prova a reintrodurre gli
agrumi e ci si accorge che l'attacco e la sua gravità e durata è dose dipendente.
Piccole introduzioni piccoli attacchi, elevate introduzioni grandi attacchi in ogni caso
con una latenza temporale di circa 48/72 ore. Attualmente il paziente mantiene questa sua
dipendenza negativa dagli agrumi ma gode di ottima salute, è diventato estremamente
esperto ad evitare gli agrumi che sono praticamente onnipresenti in campo alimentare,
dalle confetture di frutta, alle bevande gassate ai gelati ai liquori ai dolci ai
medicinali come eccipienti, evita la melissa cedrata che presenta spiccato aroma di
limone, evita anche aceto e birra che si sono rivelati avere anch'essi anche se in più
piccola parte effetto scatenante dell'attacco di colite con sanguinamento.
Il paziente ha ripreso il peso normale non assume farmaci come la mesalazina né steroidi,
e conduce una vita sociale molto intensa, non ha disturbi intestinali né alterazioni
dell'alvo.