:: homepage

  :: parte I
  :: parte II
  :: parte III
  :: parte IV
  :: parte V
  :: parte VI
  :: parte VII
  :: parte VIII
  :: parte IX
  :: parte X
  :: parte XI
  :: parte XII
  :: parte XIII
  :: parte XIV
  :: parte XV
  :: parte XVI
  :: parte XVII
  :: parte XVIII
  :: parte XIX
  > parte XX

  :: appendice
  :: bibliografia
 

XX

Il Paleolitico, che abbiamo visto iniziare 2,5 milioni di anni fa, terminò 10-12.000 anni fa (e in certi luoghi si può dire che continui ancora). Fu un ampio arco temporale durante il quale si svolse la parte più significativa del processo di ominazione. Esso vide il convivere e il succedersi di diverse specie e sottospecie di ominidi e l'avvicendarsi di diverse culture. Alla sua fine, quando la nostra specie prevalse definitivamente, in alcune zone molto isolate sopravvivevano ancora le ultime popolazioni neandertaliane.
Il successivo periodo, dalla fine del Paleolitico fino ai giorni nostri, in confronto occupa un arco temporale estremamente breve.
Tra i 10 e i 12.000 anni fa l'intero pianeta fu interessato da imponenti eventi geologici: lo sciogliersi dei ghiacciai, il conseguente innalzamento del livello dei mari ed i cambiamenti climatici furono causa di notevoli sconvolgimenti. Questi cambiamenti avvennero in modo rapido, rapidità sempre rapportata naturalmente ai tempi geologici, e lasciarono il loro segno nelle leggende tramandateci dalle diverse mitologie, come quella vedica e quella biblica, o quelle tramandate verbalmente dalle culture del Centro e del Sud America, tutte concordi nel descrivere un "diluvio universale".
Una delle maggiori conseguenze del cambiamento climatico fu la migrazione delle specie animali normalmente cacciate dall'uomo verso nord e la inspiegabile repentina scomparsa di alcune di esse, come il mammuth e il rinoceronte lanoso.
Paradossalmente le migliori condizioni ambientali furono motivo di crisi e di decadenza. I cacciatori del Paleolitico, così ben inseriti nel loro ambiente, trovarono difficile adattarsi alle nuove condizioni.
Alcune popolazioni seguirono verso nord i grandi mammiferi come il bisonte, la renna, l'alce. I loro discendenti sono gli odierni Samoiedi, Lapponi, Esquimesi, popolazioni la cui cultura si può ancora ritenere paleolitica, malgrado gli influssi moderni.
Altre popolazioni rimasero nelle zone che diventavano temperate. Qui vennero a mancare le grandi mandrie e il territorio si ricoprì di boschi abitati da animali fuggevoli come cervi, cinghiali, lepri, difficili da catturare. I tradizionali e collaudati metodi di caccia non erano più adatti e se ne dovettero inventare di nuovi.
La caccia, un tempo sicura e che lasciava parecchio tempo libero, ora diventava incerta, più impegnativa e occupava molto più tempo. Sempre più si ricorreva alla pesca o alla raccolta di crostacei e molluschi, attività favorite dall'innalzamento del livello del mare, che, superata la piattaforma continentale, invadeva con acque relativamente basse ampie zone costiere.
Lo scioglimento dei ghiacciai favorì anche la formazione di grandi corsi d'acqua ricchi di pesce, quelli che diventeranno i fiumi attuali, sulle cui rive si insediarono diverse comunità, mentre parecchi altri territori diventarono inabitabili per la diffusione di ampie zone paludose.
Queste situazioni di instabilità modificarono radicalmente la cultura. Una conseguenza fu la scomparsa della ricca attività artistica del Magdaleniano; l'arte si ridusse a disegni geometrici o incisioni molto schematiche.
Questo periodo di crisi che seguì al Paleolitico viene chiamato Mesolitico. Anche se breve e non ben caratterizzato fu un periodo importante se non altro perché le difficoltà adattive che l'hanno caratterizzato sono state la causa della successiva rivoluzione neolitica.
Secondo una vecchia suddivisione scolastica il Neolitico starebbe ad indicare il periodo in cui l'uomo imparò a levigare i propri strumenti di pietra, in contrapposizione al Paleolitico durante il quale gli strumenti erano invece di pietra grezza. Ad esso seguirono poi le diverse età dei metalli: del rame, del bronzo e del ferro. Secondo questo schema a cominciare dalla seconda metà del Novecento dovremmo introdurre una nuova età, quella della plastica.
Più che la materia prima prevalente e l'innovazione tecnologica è preferibile considerare come caratteristica fondamentale dei vari periodi della storia dell'uomo la struttura socioeconomica ed in particolare le fonti di sostentamento. Sotto questo punto di vista il Neolitico segnò una profonda rivoluzione poiché l'uomo da una economia di caccia e raccolta divenne produttore del cibo mediante l'agricoltura e l'allevamento del bestiame. Si può pertanto affermare che il Neolitico non fu solo un periodo della preistoria ma continuò in modo pressoché ininterrotto fino alla prima metà del Settecento quando la rivoluzione industriale introdusse un nuovo modello di società.
Durante il Mesolitico il clima più temperato avrà sicuramente favorito la diffusione di parecchie piante commestibili e alcune popolazioni avranno usufruito in misura sempre maggiore di questa fonte di alimentazione.
La maggiore disponibilità di alimenti vegetali, che non obbligava a continue migrazioni, avrà favorito la nascita di stanziamenti fissi. Se a questo si aggiunge una relativa abbondanza di pesce nei fiumi si comprende perché nel Mesolitico nacquero i primi villaggi fissi che in prevalenza sorsero proprio lungo i grandi corsi d'acqua.
Tra le piante commestibili rivestirono un ruolo fondamentale alcuni cereali selvatici che, ancor prima della loro coltivazione, diedero origine ad operazioni quali la mietitura e la macinazione. Dalla semplice raccolta alla semina il passo fu breve.
La scoperta dell'agricoltura avvenne in Medio-Oriente, sembra in qualche località dell'attuale Turchia prima ancora che nella così detta "mezza luna fertile". La sua diffusione fu poi rapida, ma non integrale. Mentre parecchie popolazioni adottavano questo nuovo modello sociale altre popolazioni continuavano a vivere di caccia ed altre ancora optavano per un'altra attività, anch'essa tipica del Neolitico, l'addomesticamento e l'allevamento del bestiame.
Con l'espandersi dell'agricoltura divenne una necessità l'insediamento fisso. I villaggi crescevano e si ampliavano e alcuni di essi divennero le prime città. Gerico, la più antica città che si conosca, sembra sia sorta intorno all'8000 a.C.
Una conseguenza della dimora fissa fu un fortissimo incremento demografico. D'altronde la superficie che prima sfamava un solo individuo si calcola che poi, con il diffondersi dei campi coltivati, ne poteva addirittura sfamare qualche centinaio.
L'agricoltura portò con sé la nascita di diverse attività artigianali e commerciali e innescò uno sviluppo tecnologico che da allora in poi procedette in modo ininterrotto seguendo un andamento esponenziale.
Nel modello sociale del Neolitico fece la sua comparsa una caratteristica prima sconosciuta: la proprietà privata. Con essa nacquero quelle disparità sociali che divennero la prerogativa dominante della successiva storia umana e con essa le guerre, prima limitate a sporadiche scaramucce tra bande di cacciatori, divennero un'attività abituale e sempre più devastante.
Una conseguenza vistosa del diffondersi dell'agricoltura fu la drastica e sempre più estesa modificazione dell'ambiente. Per fare spazio alle proprie colture l'uomo brucia foreste e terrazza montagne, regola i corsi d'acqua per irrigarle ed elimina i carnivori che infastidiscono i propri allevamenti.
Da specie animale che, come le altre, viveva in simbiosi con il mondo naturale l'uomo divenne l'unica specie capace di trasformare radicalmente l'ambiente e di uccidere indiscriminatamente i propri simili.



Vincenzo Bianchi
Marzo 2002


 


  ^ inizio pagina

 


FINE